Nomi e casi

Il caso dativo in serbo (il destinatario)

Livello A2 Nomi e casi
Idea chiave

In italiano, quando dici «do il libro a mio fratello», il destinatario lo segnali con una preposizione: «a» o «per». La parola «fratello» non cambia mai: a cambiare è solo ciò che le metti davanti, oppure il pronome di complemento di termine (gli, le). Il serbo lavora in tutt'altro modo. Non aggiunge una preposizione: trasforma la fine della parola stessa. Questo è il dativo (in serbo dativ), il caso del destinatario. Il dativo risponde a due domande: kome? (a chi?) e čemu? (a che cosa?). È il caso del cosiddetto oggetto indiretto, cioè di colui che riceve l'azione o ne è il beneficiario: non ciò che dai, ma la persona a cui lo dai. Quello che in italiano chiamiamo complemento di termine, in serbo è racchiuso tutto nella desinenza del nome. Le desinenze del singolare sono solo due. I nomi maschili e neutri prendono -u: brat (fratello) diventa bratu, prozor (finestra) diventa prozoru, dete (bambino) diventa detetu. I nomi femminili in -a prendono invece -i: sestra (sorella) diventa sestri, žena (donna) diventa ženi. Guarda come funziona nella pratica: «Dajem knjigu bratu.» (do il libro a mio fratello) — knjigu è ciò che dai (accusativo), bratu è la persona a cui lo dai (dativo). Oppure «Pišem sestri.» (scrivo a mia sorella): qui la sola desinenza -i porta tutto il significato del «a», senza bisogno di nessuna parola in più. Attenzione a una piccola insidia fonetica: nei nomi femminili in -ka, la k davanti alla desinenza -i diventa c. Perciò majka (mamma) non dà majki, ma majci: «Kažem majci.» (dico a mia mamma). Lo stesso vale per ruka → ruci e devojka → devojci. Il dativo è retto da un gruppo di verbi da imparare a memoria: dati (dare), reći (dire), pisati (scrivere), pomoći (aiutare), verovati (credere, fidarsi) e zahvaliti (ringraziare). Compare anche dopo le preposizioni prema e ka, che indicano direzione verso qualcuno o qualcosa: «Idem ka gradu.» (vado verso la città). E quando in una frase ci sono due oggetti, il serbo li distingue con il caso: «Dajem deci poklone.» (do dei regali ai bambini) — poklone è ciò che dai (accusativo), deci sono i destinatari (dativo). Due trappole, infine, su cui inciampano quasi tutti gli italiani. La prima: il verbo pomoći (aiutare) regge il dativo, non l'accusativo. In italiano «aiuto mio fratello» è un complemento oggetto diretto, ma in serbo aiuti «a» qualcuno: si dice «Pomažem bratu.» e «Pomažem prijatelju.» (aiuto un amico), mai pomažem brata. La seconda è proprio quel mutamento k → c: ricordati majci, non majki. Padroneggia queste due e il dativo serbo non avrà più segreti.

Esempi

  • Dajem knjigu bratu. I'm giving the book to my brother.
  • Pišem sestri. I'm writing to my sister.
  • Pomažem prijatelju. I'm helping a friend.

La lezione completa

Tutto il video, in testo.

  1. dativ

    kome? · čemu? — il destinatario

    Dai un libro a qualcuno, scrivi una lettera a qualcuno, aiuti qualcuno. Ma a chi? In serbo, questo a chi ha il suo caso: il dativo. Se lo sbagli, la frase suona male. Impariamolo fino in fondo.

  2. 🎁

    Il dativo indica il destinatario — „kome?“ / „čemu?“.

    Il dativo è il caso del destinatario: colui che riceve qualcosa o a cui l'azione è destinata. Risponde alla domanda kome? (a chi?) o čemu? (a che cosa?). È il cosiddetto oggetto indiretto: non ciò che dai, ma colui a cui lo dai.

  3. desinenze del dativo singolare

    maschile / neutro → -u
    • brat → bratu
    • prozor → prozoru
    • dete → detetu
    femminile -a → -i
    • sestra → sestri
    • majka → majci
    • žena → ženi

    Ecco come si formano le desinenze. Maschile e neutro prendono la desinenza -u: brat diventa bratu, dete diventa detetu. Il femminile in -a prende la desinenza -i: sestra diventa sestri. Due desinenze: questo è il cuore del dativo.

  4. Dajem knjigu bratu.

    brat → bratu (maschile, -u)

    Partiamo dall'esempio più chiaro: il verbo dati, dare. Dai un libro, ma a chi? A bratu. Dajem knjigu bratu. Do il libro a mio fratello. Knjigu è ciò che dai: è l'accusativo. E bratu è colui a cui lo dai: è il dativo, brat più -u.

  5. Pišem sestri.

    sestra → sestri (femminile -a → -i)

    Ora il femminile. Scrivi una lettera, e la destinataria è la sorella. Sestra perde la -a e prende -i: Pišem sestri. Scrivo a mia sorella. La sola desinenza -i su sestri porta il significato del destinatario; non serve nessuna parola in più.

  6. Pomažem prijatelju.

    pomoći + dativo (non accusativo!)

    Ed ecco il verbo più importante da ricordare: pomoći, aiutare. In serbo non aiuti qualcuno all'accusativo, ma aiuti a qualcuno. Il verbo pomoći richiede il dativo: Pomažem prijatelju. Aiuto un amico. Prijatelj diventa prijatelju: dativo, non accusativo. Questa è una trappola di cui riparleremo.

  7. dativo singolare

    brat (m) bratu
    prijatelj (m) prijatelju
    dete (n) detetu
    sestra (ž) sestri
    majka (ž) majci

    Guardiamo le forme complete su un nome maschile e uno femminile, così ti si fissano in testa. Brat al dativo dà bratu, sestrasestri, majkamajci: nota come la k davanti a -i passa a c.

  8. Idem ka gradu.

    preposizioni prema / ka + dativo

    Il dativo non compare solo con i verbi del dare. Viene anche dopo certe preposizioni, soprattutto prema e ka, che indicano movimento nella direzione di qualcuno: Idem ka gradu. Vado verso la città. Grad diventa gradu dopo la preposizione ka. Lo stesso sarebbe prema gradu.

  9. verbi che reggono il dativo

    dare / comunicare
    • dati — dajem bratu
    • reći — kažem majci
    • pisati — pišem sestri
    relazione verso qualcuno
    • pomoći — pomažem drugu
    • verovati — verujem ti
    • zahvaliti — zahvaljujem vam

    Vale la pena memorizzare un gruppo di verbi che richiedono sempre il dativo. Tra gli altri: dati (dare), reći (dire), pisati (scrivere), pomoći (aiutare), verovati (credere) e zahvaliti (ringraziare). Con ciascuno di essi il destinatario va al dativo.

  10. Pomažem brata. accusativo — sbagliato
    Pomažem bratu. I'm helping my brother.

    „pomoći“ regge il dativo → „bratu“, non „brata“.

    E ora la trappola principale. Il verbo pomoći in serbo richiede il dativo, non l'accusativo. Per questo si dice pomažem bratu, non pomažem brata. Colui che aiuti è il destinatario dell'azione, quindi va al dativo.

  11. Kažem majki. senza mutamento fonetico
    Kažem majci. I'm telling my mother.

    k → c davanti a „-i“: majka → majci, ruka → ruci.

    La seconda trappola riguarda il femminile. Nei sostantivi in -ka, la consonante k davanti alla desinenza -i passa a c. Majka non dà majki, ma majci. Allo stesso modo: rukaruci, devojkadevojci.

  12. Dajem deci poklone.

    deca → deci (dativo) + poklone (accusativo)

    E un ultimo esempio, per unire tutto. Due oggetti nella stessa frase: ciò che dai all'accusativo, colui a cui lo dai al dativo. Dajem deci poklone. Do dei regali ai bambini. Poklone: accusativo, ciò che dai; deci: dativo, i destinatari.

  13. Ricorda

    • dativo = destinatario, „kome? / čemu?“
    • m/n → -u (bratu) · f -a → -i (sestri)
    • „pomoći“ + dativo → „pomažem bratu“, non „brata“

    Riassumiamo. Il dativo è il caso del destinatario e risponde a kome? (a chi?). Maschile e neutro prendono -u, il femminile in -a prende -i. Lo richiedono verbi come dati, reći e pomoći, oltre alle preposizioni prema e ka. Ricorda: aiuti bratu, non brata. Ora sai a chi va l'azione.